* * *
“Dopo che la pioggia è caduta”
Di Edmondia Dantes

Tradotta da Kemis (kemis@darkening.net )

Storia originale in inglese

Disclaimer: Non sono miei. Ma non vorremmo tutti che lo fossero? Non è vero?

AN: Fic-regalo! ^_^ Icey è stata malata e depressa così Icey si becca un bel regalo di pronta guarigione!

* * *

Franare. Cadere. Affogare o morire o entrambi o nessuno dei due e semplicemente non importa più.

Miagolio. Bella voce soave che esita e sospira e fa le fusa.

Piangente. Lacrime incerte luccicano in occhi scuri, tenui piagnucolii rotti che sanno di bramosia e avidità e neonata passione.

Yugi.

Dolce e umido e compiacente. Mani morbide che si arrampicano su per la sua schiena, affondano nei suoi capelli, e lui fa le fusa a bassa voce, contento del calore tremante intrappolato tra le sue braccia.

Assaggio.

Leccata.

Morso.

Pelle setosa si sposta sotto i suoi palmi, spesse ciglia chiuse fremono per il piacere, labbra soffici che si aprono timidamente sotto le sue. Scivolose. Deliziose. Assuefacenti.

Dietro di loro, Jonouchi silenziosamente si congeda un attimo per andare a vomitare.

Anzu è scoppiata in singhiozzi isterici nel momento in cui le nebbie si sono aperte.

Bakura ha nascosto il volto fra le mani.

Honda sì è girato dall’altra parte per la repulsione.

È rimasto aggrappato a Yugi da quando la battaglia è terminata, teso e ancora tremante per l’adrenalina, ancora spaventato di perderlo, ancora raggelato per il dolore e bramosia e qualcosa… d’altro. Poi i suoi larghi occhi si erano aperti, e il suo petto sottile si era sollevato per trarre un tremante respiro di aria torbida, infusa di oscurità, e aveva quasi pianto per il sollievo alla domanda prudente che era scivolata nella sua mente.

Avevano vinto.

E il suo Yugi era vivo e vegeto e morbido e vulnerabile e timido e così dolce che sembrava la cosa più naturale del mondo stringere il suo corpo magro contro di lui e far piovere baci sulla sua pelle arrossita, strofinare le sue labbra nella morbida curva dove cuoio liscio incontra carne ancora più liscia, seppellire il volto in spessi capelli mossi, stringere e accarezzare e abbracciare e coccolare perché era vivo, vivo e vivo e vivo.

Sull’arena c’era solo il silenzio.

Le conseguenze di un gioco delle tenebre erano inevitabilmente fatali per colui che perde.

Loro erano vissuti.

Avevano trionfato.

Yugi era rabbrividito e aveva volto occhi lugubri al loro sfidante - ma gli era stata data solo un momento di contemplazione, distratta da gentili tocchi estranei, calore non familiare e spezie e tenui parole soffiate nella sua anima in una lingua così vecchia e lui non ne aveva conoscenza, volgendo uno sguardo inquisitore a occhi che erano allo stesso tempo strani e ossessionanti e familiari come il respiro stesso.

Aveva trattenuto il respiro mentre Yugi ritornava in sé, sciogliendosi lentamente al suo tocco, lasciandosi lentamente scivolare di nuovo comodamente dentro di sé. /…cosa?/

Uno strano bisogno affilato pungeva la sua pelle, non il suo, eppure lo stesso appartenente a lui. Lo conosceva - aveva passato innumerevoli ore contorto nell’oscurità e piangendo per il desiderio - e ora ne bramava una risposta. Zitto ora, non guardare, non devi vedere quello che ho fatto per te… non devi sapere, non devi guardare, non devi giudicare - non puoi odiarmi per questo, vero?

Yugi non aveva risposto. Invece, terrore ricordato era sgusciato giù per la sua spina dorsale, affilato e brillante e dolente, e il ragazzo dagli occhi colo rubino si era solo aggrappato più forte quando lui aveva stretto con forza il suo altro oscuro contro di sé, accettando l’urgente abbraccio non-estraneo, indebolito ma comprensivo - ed era meraviglioso e perfetto e giusto - Yugi era morbido e seta e calore, lui era sempre così freddo, in qualche modo…

Abbracci si sciolsero in strizzate, strizzate in strette disperate, strette disperate in soffici coccole e soffici coccole in carezze urgenti, e dappertutto il leggero strofinio di pelle contro pelle si sciolse in labbra su pelle su labbra su labbra, e il freddo raggelante stava scomparendo nel nulla. Scomparendo in calore - lento e deliberato e caldo e lucido e appassionato e corrotto e selvaggio.

Perché era sembrato così giusto reclamare quella bocca morbida come sua?

Gli occhi brillanti di Yugi avevano luccicato di desiderio, poi mani morbide avevano incorniciato il suo volto, e poi si era ritrovato con 60 chili di adolescente premuti strettamente contro di sé, e la soffice curva di labbra vergini premute con una goffa urgenza contro le sue.

Ora che le nebbie ribollenti si erano dissipate, stava succhiando carne color petalo di rosa e Yugi stava gemendo nelle sue braccia.

Non aveva mai baciato nessuno prima, ma dai tenui suoni che Yugi continuava a emettere, pensò che probabilmente qualcuna di giusta ne stava facendo. Ra del cielo, se non aveva un così buon sapore…

I loro amici avevano inchiodato improvvisamente nella loro corsa per riversare congratulazioni su Yugi. Su di lui. Su di loro. Erano uno o due? Importava?

…come aveva acquisito un corpo tutto suo, tra parentesi?

Non lo sapeva e non gli importava, perché Yugi si stava strofinando alquanto seducentemente contro di lui, e la lingua di Yugi sfregava giocosamente contro la sua, così lui non trasalì neppure al suono delle urla.

Neanche Yugi lo fece.

Il cadavere non era troppo maciullato, almeno…

Uomini frenetici in completi scuri si affollavano ovunque, ma lui semplicemente sollevò Yugi, lo sistemò sopra la consolle da duello e rabbrividì di bramosia a malapena soppressa quando sottili gambe avvolte nel cuoio si avvolsero strettamente intorno alla sua vita.

Yugi. Dolce, dolce, delizioso perfetto bello sexy adorabile Yugi. Lasciò scivolare le sue dita su sotto la sua giacca, insinuarsi sotto la camicia, inarcare e tracciare e vagabondare su pelle calda. Occhi color ametista seducentemente torpidi diventarono annebbiati e brillanti, mani timide scivolavano dal suo collo solo per aggrapparsi al suo petto, tenera bocca umida e distraente mentre Yugi posava morbidi baci contro il suo collo.

Così bello.

Yugi emise un altro suono setoso, un gemito vellutato che mandò un tagliente shock giù per la sua spina dorsale e le sue mani volavano sopra carne alabastrina, anche mentre Yugi lo spingeva leggermente via, cogliendo la sua bocca in un bacio disperato che sapeva di bramosia e miele e eternità e anche più.

/Mi sei mancato,/ Yugi sospirò piano, mani delicate che scivolavano seducentemente su cuoio e fibbie e argento, cercando e aggrappandosi per trattenere e accarezzare.

//Non riuscivo a sentirti,// sussurrò in una replica tenue e preoccupata, attirando quella forma magra ancora più vicina. Chi aveva bisogno di spazio per respirare quando aveva Yugi? Chi aveva bisogno del respiro?

Lento rimpianto silenzioso gocciolò giù per il loro legame come un singhiozzo soffocato. /Mi dispiace./

Dispiace? Perché essere dispiaciuti di aver vinto? Dispiaciuti di aver trovato l’un l’altro? Dispiaciuti di…? No! Si strinse di nuovo contro quel calore assuefacente solo un po’ più forte, mordicchiò velluto scivoloso solo un po’ più aspramente, spinse la sua lingua solo un po’ più a fondo in calore umido e ambrosia. Avrebbe potuto ubriacarsi di Yugi - brandy alla pesca e estate e autunno e mattine avvolte nella foschia e la luce dell’ultima stella. //Per cosa?//

Quelle mani delicate si strinsero a pugno sulla sua giacca. /Ho rovinato tutto… Non sono stato capace di aiutare te, di aiutare nessuno…/

Ah… allora era per quello. Un bambino così innocente… un cuore troppo grande per le sue goffe mani, come poteva sapere che non l’avrebbe rotto? //No… mai per quello, aibou, mai per quello…//

Frustrazione sfumò il sapore del suo bacio, aggiungendo un tocco di spezie che non sapeva decidere se gli piaceva o no. /Il nonno, Kaiba… e non ho potuto neanche aiutare me stesso! A cosa servo?/

Si separarono gentilmente, il respiro rapido e incerto e affannato, un tenue rossore illuminava sia pallido chiaro di luna che oro bruno. Viola frastornato incontrò vibrante scarlatto, e la creatura oscura sorrise come un coltello, protendendosi in avanti per posare la sua fronte contro quella di Yugi.

//Hai salvato me.// Lo sussurrò come una preghiera a un dio sconosciuto, o un atto di devozione a un amante prezioso. Non ancora… non ancora, quando lui era così timido e esitante e bisognoso - ma presto, sarebbe stato presto, doveva essere presto o avrebbe perso la sua fragile presa sulla sanità mentale e sarebbe affogato nella sua stessa disperazione.

Stupore solleticò i suoi sensi, grondante di una tenera dolcezza morbida quanto un gelsomino del deserto. /Davvero?/

Innocenza così pura che quasi lo accecava, ma chi aveva bisogno di vedere? Inspirò brezze inzuppate di sole e luce e brillantezza, rabbrividì e tremò tra le sue braccia, gli sentì chiedere una domanda silenziosa, e chiuse gli occhi rifiutandosi di piangere.

//Sì,// sussurrò, //Davvero.//

E Yugi si protese in avanti e lo baciò ancora, lento e incerto e dolce. /Sono felice,/ mormorò, /Sono così felice di averti finalmente trovato…/

Voleva piangere e gridare e singhiozzare e strillare e fracassare qualcosa e distruggere e prendere e strappare e fare a pezzi e uccidere e devastare e lacerare e avere e stringere…

/Mi prenderò cura di noi,/ Yugi sussurrò ferventemente, un nuovo accolito ad un altare blasfemo, /Ti aiuterò, ti lascerò fare quello che devi fare, mi assicurerò che nessuno ci disturbi, tanto comunque di me non importa a nessuno, non nel modo in cui importa a te…/

Il suo altro sorrise contro le sue labbra, mordicchiando la sua lingua con denti troppo affilati, godendo del leggero dimenarsi di Yugi. Dammi te stesso e io ti darò me, e saremo felici, saremo perfetti, possiamo essere giusti e potenti e belli e insieme - qualsiasi cosa pur di essere insieme.

//Ti proteggerò,// giurò, afferrando forse un po’ troppo forse la forma sottile nelle sue braccia, //Ti avrò e ti possiederò e ti terrò per sempre.//

Yugi miagolò incerta protesta e lento piacere in parti uguali, il suono delicato e fragile e intossicante. /Per sempre… Sai una cosa?/

Yugi si leccò le labbra quando si separarono per respirare, i pensieri che vorticavano come tempeste di vento e acqua e pioggia, e soffocò l’impulso di rabbrividire e reclamarlo lì dove era seduto in bilico, braccia aggrovigliate intorno a lui e labbra tenere e ammaccate e dolci, il respiro affannoso in ansiti setosi, ciocche dorate aggrovigliate e appiccicare alle curve lisce delle sue guance.

Così bello.

Strofinò affezionatamente il naso contro quello di Yugi, rubando un breve bacio quando lui sbatté le palpebre sorpreso. //Cosa?//

Yugi era meraviglioso quando arrossiva così. Gli lanciò un timido sguardo da sotto le ciglia - un’impresa impressionante quando le sue cosce erano chiuse intorno alle anche della creatura oscura, e nessuno dei due aveva la minima intenzione di muoversi. /Penso… Penso che mi piaci./

Lasciò che una bassa risata uscisse dalle sue labbra per la prima volta da… sempre. //Sai una cosa?// mormorò, posando un altro bacio sulle sue labbra aperte.

Gli occhi di Yugi scintillarono maliziosamente, luce solare che luccicava su pietre preziose. /Cosa?/

Si protese in avanti, come se per rivelare un grande segreto, piantando gentilmente le dita nella base della sua schiena, godendo del sottile ansito che scivolò oltre le labbra gonfie di Yugi. //Penso che anche tu mi piaci.//

Yugi gettò la testa all’indietro e rise, il suono dolce e allettante e puro come un’alba estiva.

Il suo altro strofinò gentilmente il naso contro di lui, sussurrando parole che non poteva capire, ma sottili mani dorate accarezzavano la sua pelle in un modo che capiva.

Tesoro sepolto o segreto dimenticato?

Chi l’avrebbe mai saputo?

Anzu si girò dall’altra parte, le lacrime che le brillavano negli occhi. I loro amici semplicemente abbassarono la testa e guardarono altrove.

Dall’altra parte dell’arena, un uomo dagli occhi solenni posò un lenzuolo bianco sul corpo che era un tempo stato un giovane uomo chiamato Pegasus J. Crawford.

* * *

AN: Icey, spero che ti sia piaciuta! ^_^ Feedback?


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